Il Cammino delle Sante

Il Cammino delle Sante è un itinerario in Lovere che racconta l’esperienza di vita particolarissima di Bartolomea e Vincenza, due donne loveresi che hanno saputo vivere una scelta radicale e totalizzante dell'Amore, i cui frutti sono ancora oggi ben presenti e visibili in tutto il mondo.

 

Il Cammino delle Sante è un piccolo cammeo, inserito com’è in un contesto storico già molto ricco di richiami artistici e monumentali di pregio come quelli che si incontrano nel Borgo antico, pressochè ad ogni cambio di via.

Nel novero dei numerosi itinerari che il visitatore può compiere alla scoperta di Lovere e del suo territorio, la legittimità della sua presenza come itinerario autonomo si appalesa proprio nel racconto che vuol fare dell’esperienza di vita, particolarissima, di due donne loveresi che, ormai due secoli fa, hanno saputo imprimere a loro stesse una scelta radicale e totalizzante i cui frutti sono ancora oggi ben presenti e visibilissimi in tutto il mondo. Ecco quindi già il primo aspetto singolare del Cammino: quello di aver saputo trasferire il frutto cresciuto nella nostra piccola realtà di paese lacustre lombardo a genti e terre lontane e del tutto diverse per cultura ed ambiente, ma accomunate nella stessa dignità di cittadini del mondo.

A rendere possibile tutto ciò sono state Bartolomea Capitanio (1807-1833) e Caterina Gerosa (1784-1847) per mezzo del percorso da loro fatto in nome di una Fede cristiana che le ha viste rivolte a sostenere le fragilità e le povertà presenti nella società loverese nella prima metà dell’800; sono giunte alfine a promuovere la Congregazione delle Suore di Carità, dopo aver pronunciato i Voti di fedeltà alla sequela di Cristo. La loro fu da subito una scelta attrattiva verso altre Sorelle che raccolsero questa proposta come modello di vita. Nel solco del cattolicesimo sociale, l’Istituto si diffuse rapidamente in Lombardia e poi nelle altre regioni e già pochi decenni dopo si affermò quella forte spinta missionaria che lo ha sempre contraddistinto e che continua anche ai nostri giorni.

La elevazione agli Altari delle due donne loveresi, diverse per età ed estrazione sociale, ma fortemente unite ed uguali di fronte ai bisogni sociali, avvenne a Roma il 18 maggio 1950 e da allora tale giorno è la festa delle nostre due Sante Patrone.  

 

Percorso

Il Cammino si snoda nelle viuzze e scalinate del Borgo antico, proprio quelle che le due Sante percorrevano ogniqualvolta dalla sede dell’Istituto che raccoglieva le prime consorelle della Congregazione delle Suore di Carità ed avente per scopo “opere di misericordia”, si recavano, silenziose ed umili, nelle case di ammalati, orfani, poveri, bisognosi di assistenza fisica e spirituale.

Si consiglia come luogo di partenza Piazza Tredici Martiri, una delle più belle dei laghi lombardi, da dove si imbocca via Cavallotti; al civico 10 si trova la casa natale di Santa Caterina Gerosa che dopo i voti si farà chiamare Vincenza. La sua famiglia si occupava di commercio di pellami e disponeva di buone risorse economiche che la figlia non esitò a destinare in opere di solidarietà e condivisione con i bisognosi del paese. Una targa in marmo posta sopra il portale di pietra arenaria, recentemente posata in sostituzione di quella del 1936, ricorda questo luogo. Attraverso una elegante scalinata, realizzata nel 2016 in sostituzione della precedente poco agevole, si supera quello che in passato era un ripido selciato detto “Rizzo dei Santi” (termine che indica erta) e si entra nel Borgo antico. Si prende a sinistra via Gramsci, (già “Beccarie” per le numerose macellerie che vi si affacciavano) e subito si viene avvolti da una ambiente medioevale fatto di vicoli, torri, antiche scale che hanno conservato un’atmosfera di altri tempi. Al civico 27 si incontra la casa natale di Santa Bartolomea Capitanio, evidenziata anch’essa da una targa in marmo; si può quasi percepire la vicinanza, anche fisica e gli stretti contatti che le due Sante hanno da sempre mantenuto e quante volte, accompagnandosi di ritorno dalle loro missioni, si saranno salutate sull’uscio di casa. Salendo pochi metri oltre, a destra, si incrocia una scala che ha conservato il primitivo assetto medioevale: è il Portichetto S. Giorgio, uno dei tanti percorsi che permettevano ai loveresi di trasferirsi rapidamente dalla parte alta del paese a quella a lago, o risalirvi, essendo distribuito l’abitato di Lovere su livelli diversi, allora come adesso. È questo un passaggio che le due Sante percorrevano ogni qualvolta si recavano per la S. Messa nella vicina Chiesa di S. Giorgio, la stessa nella quale, la mattina del 21 novembre 1832, assistettero alla S. Messa celebrata all’altare dedicato alla Madonna dello Spasimo che riporta l’immagine trecentesca della Pietà, prima di prendere i loro Voti presso il Conventino. Allo stesso altare si trovano le Reliquie delle due Sante che ogni anno, il 18 maggio, vengono portate in solenne processione per le vie del paese.

All’uscita della Chiesa, di fronte al portale, si prende via S. Giorgio e dopo un breve tratto in discesa si incontra un’edicola con una elegante fontana in marmo. È questo il "Luogo dell'Obbedienza", legato ad un episodio della vita di S. Gerosa, narrato dalle prime Consorelle. Nelle due nicchie dell’edicola sono state poste due raffigurazioni artistiche delle Sante con i loro carismi, commissionate dalla Parrocchia di Lovere, opera del Maestro loverese Aurelio Bertoni.

Proseguendo in via Bertolotti, prima della strettoia si devia a sinistra e si percorre la caratteristica via Mazzini per ritrovarsi in Piazza Vittorio Emanuele II (piazza Vecchia). Siamo nel centro del Borgo antico, dove si dipartono le strette viuzze medioevali e dove si può ammirare la trecentesca Torre civica ed il Palazzo del Podestà che sono stati recentemente recuperati con interventi di consolidamento e rifacimento degli intonaci. La Torre è dotata di una agevole e sicura scala che conduce fino alla cella campanaria da cui si può godere una splendida vista su tutto il paese ed il lago con le montagne che fanno contorno.

Lasciata la piazza, si prende per via Matteotti, anch’essa lastricata con i caratteristici blocchi in granito che resistevano al passaggio continuo dei carretti carichi di gesso provenienti dalla vicina Cava; dopo un breve tratto si incontra il "Luogo della Missione" collocato sopra la fontana detta dei “due cannoni” dal nome della vicina osteria, oggi scomparsa. È questo il luogo in cui si vuole fare memoria della precoce vocazione missionaria dell’Istituto. Risale infatti al 1860 la partenza da Lovere di cinque Sorelle per l’India. Sopra la fontana vi è una raffigurazione pittorica, intitolata “Alleluja”, opera degli artisti Alfred Khedi e Cristina Mora che rappresenta la forza “esplosiva” dell’amore per il prossimo che dal Santuario, raffigurato piccolo e lontano, ha raggiunto ogni Continente. Sui bordi è riportato un brano della lettera di Don Angelo Bosio, direttore spirituale delle Sante, che saluta le Suore in partenza.

Girato a destra l’angolo e lasciata alle spalle l’imponente Torre Alghisi, si sale per via S. Capitanio il cui fondo, assieme a quello delle vie adiacenti, è stato recentemente rifatto con un progetto di rigenerazione urbana volta a restituire uniformità anche a questa parte del Borgo antico. Già da lontano, su un muro di confine dell’Istituto, appaiono i vivaci colori del dipinto “Amen”, opera degli stessi artisti Khedi e Mora. È il "Luogo del Crocifisso" che vuole ricordare la grande Fede che le due Sante hanno saputo trarre dall’esempio di Gesù.

Siamo ormai nei pressi del Santuario, la cui elegante e slanciata linea si intravede sullo sfondo di via S. Gerosa, percorrendo la quale ci si ritrova nello spazio antistante la Chiesa, recentemente intitolato “Largo Sante loveresi” da cui si apre una splendida vista sul lago. È questo il "Luogo della Carità". Il fondo in porfido riporta in un rosone la parola Caritas da cui si dipartono raggi con intarsiato il nome dei 19 Paesi in cui si trovano le missioni dell’Istituto.

Non resta che entrare nel Santuario e lasciarsi affascinare dai dipinti, mosaici, vetrate, colonne e capitelli in marmo che contornano le urne di Santa Bartolomea e Santa Vincenza, vissute due secoli fa, ma sempre vive grazie al loro grande amore per il prossimo.